Bertolucci, le storie e i segni del Novecento
1. Novecento Atto I e II - di Bernardo Bertolucci, 1976.
Il racconto, accorato, duro, poetico ed epico, di mezzo secolo di Storia d’Italia - della Pianura Padana - attraverso i destini paralleli del contadino Olmo Dalcò (Gerard Depardieu) e dell'egregio Alfredo Berlinghieri (Robert De Niro), fino al 25 aprile 1945, giorno della Liberazione. Nel cast anche Romolo Valli, Donald Sutherland, Burt Lancaster, Stefania Sandrelli, Dominique Sanda, Alida Valli.
In una scena girata a Guastalla, lungo il gonzaghesco viale porticato della vecchia cinta, vengono fatti passare i cadaveri carbonizzati dei quattro contadini morti nel rogo della Casa del Popolo, per mano fascista. Durante la processione, la cittadina appare sorda e deserta. Olmo (Depardieu) e Anita (Sandrelli) gridano alle finestre chiuse di scendere in piazza a partecipare. Inizia il drammatico finale del Primo Atto.
Una volta giunti sulla piazza vuota, Olmo e Anita iniziano a vedere l'arrivo della banda e della popolazione che partecipa alle esequie dei contadini morti. Questa è una scena leggendaria, nella quale il dolly e il carrello di Bertolucci lavorano alacremente per seguire la processione, volto dopo volto, tabarro dopo tabarro, per conferire alla finzione quel realismo del mondo rurale e antico, che il regista di Parma ha sempre voluto evocare.
Mentre sulla piazza è in corso il funerale, accompagnato dagli ottoni e dai fiati della banda, dentro al Palazzo Ducale, nei pressi del Caffè liberty interno usualmente frequentato dai borghesi locali, Attila si sta facendo confezionare la camicia nera da un sarto. Accompagnato da esaltati accoliti, il suo commento alla vestizione è netto: non vuole essere bello, vuole essere forte. Con questo slancio e con un gesto violento come l'uccisione del gattino - preso come simbolo del bolscevismo - egli dà concretamente avvio alla tragedia del fascismo squadrista.
A Busseto si trova la Corte delle Piacentine, dove nel 1975 lavorarono per circa 12 mesi star del cinema internazionale del calibro di Burt Lancaster e attori come Donald Sutherland, Stefania Sandrelli, Dominique Sanda e Sterling Hayden oltre a stelle emergenti quali Robert De Niro e Gérard Depardieu che di lì a poco sarebbero diventati attori noti a tutti. Chi viene alla “Corte degli Angeli” torna a calarsi in quel set che ha voluto raccontare cinquant’anni di storia d’Italia, tra il 1900 e il 1945, e di lotta di classe attraverso la narrazione delle vicende di due famiglie, quella dei contadini e quella dei padroni, scandite dall’alternarsi delle stagioni.
2. I sette fratelli Cervi - di Gianni Puccini, 1968.
La storia dei sette fratelli Cervi, contadini innovatori, antifascisti e organizzatori della lotta partigiana sotto la guida del padre Alcide, catturati e fucilati dai tedeschi a Reggio Emilia il 28 dicembre 1943. Nel cast Gian Maria Volontè, nei panni di Aldo Cervi, Riccardo Cucciolla e Carla Gravina. Co-sceneggiatura di Cesare Zavattini.
La storia dei Cervi, la vicinanza territoriale con il loro podere e la loro casa, suscita riflessioni sul tema della terra, il suolo fertile e tipico dell'area della bassa, protagonista indiretto di altre opere, come nel Novecento di Bertolucci, o negli scritti di Ghizzardi, o nei quadri di Arnaldo Bartoli. Ecco allora che il tema della terra, nelle sue profondità arcaiche, riconduce alla storia degli uomini e delle loro attività, fino alla notte dei tempi: ne è esempio lo scavo della Terramara di Santa Rosa di Poviglio, i cui reperti sono esposti in un museo. Aperto nel 1996, in occasione della visita allo scavo dei partecipanti al XIII Congresso Internazionale di Scienze Preistoriche e Protostoriche, raccoglie i materiali più significativi per illustrare l'economia e la vita del villaggio terramaricolo (civiltà cresciuta in Pianura Padana tra 1650 e 1150 circa a.C.), venuti alla luce durante altre numerose campagne di scavo.
3. La guerra è finita - di Michele Soavi, 2020.
Miniserie prodotta da RAI e da Palomar, ispirato alla storia dei bambini di Selvino. Nei giorni successivi alla Liberazione, le strade di Davide e Giulia, entrambi legati alla Resistenza, si incrociano per caso. I due, aiutati da Ben, un ex-ufficiale della Brigata Ebraica, occupano un casale abbandonato in cui ospitano bambini italiani e stranieri aiutandoli a recuperare la voglia di vivere, giocare, studiare, lavorare e amare.
La vicenda narra soprattutto del centro di soccorso, al confine dell'Alta Italia, in cui vengono radunati i bambini sopravvissuti ad Auschwitz, con finalità di recupero e di educazione, di tutela e di accompagnamento verso Israele. A Guastalla - come set cinematografico - la prima puntata si apre con un attacco gappista nella casa di un gerarca: tutta girata in corso Garibaldi, con i portici a fare da coreografia. Poi compare la Biblioteca Maldotti, che nella finzione è l'archivio in cui il protagonista conduce ricerche per risalire al passato di altri personaggi.
4. Strategia del ragno - di Bernardo Bertolucci, 1970, Tratto da un racconto di Jorge Luis Borges.
Athos Magnani, figlio di un eroe antifascista ucciso nel '36, torna a casa nella Bassa alla ricerca della verità sulla morte del padre. Ma la verità ha mille facce ed emergono le contraddizioni della figura del padre. Con Giulio Brogi, Alida Valli, Tino Scotti, Giuseppe Bertolucci.
Oltre all'ambientazione in esterna di alcune sequenze, per ritrovare il contesto tipico della bassa padana, Colorno è evocata anche dalla musica: come avveniva con Novecento, infatti, le note che accompagnano il ballo dei protagonisti - sebbene nella dimensione inquieta o sospesa del film - sono del Concerto Cantoni. Insieme ai salumi, al Rigoletto, ai luoghi e ai dipinti di Ligabue, sono elementi forti del cinema "locale" di Bertolucci, del suo narrare il secolo scorso.
5. Alta infedeltà (episodio da "Gente Moderna") - di Mario Monicelli, 1964.
Quarto episodio del film Gente moderna. Cesare perde tutti i suoi soldi giocando a carte con un amico e, per pagare i debiti, accetta la condizione di cedergli per una notte la moglie Tebaide. Con Ugo Tognazzi e Michèle Mercier.
Alcune scene sono girate tra la piazza principale di Sorbolo Mezzani e il Caffè Centrale (di cui rimangono alcune cartoline d’epoca), ora ristorante. Dopo il tema della solitudine affrontato da Pietrangeli con "La visita", qui Monicelli ne interpreta un altro, all'epoca del benessere e dello sviluppo della società italiana: il tradimento.
6. Made in Italy - di Luciano Ligabue, 2018.
Il ritorno a Reggio Emilia di Ligabue regista. Riko (Stefano Accorsi) ha 50 anni e lavora come operaio in un salumificio, sua moglie, Sara, è una parrucchiera. Nonostante le difficoltà quotidiane, lui decide di non darla vinta al tempo che corre e di lottare per superare i momenti di crisi. Nel cast: Kasia Smutniak.
Diverse sono le scene girate sotto i portici della Piazza di Novellara, un marchio di qualità e di riconoscibilità del comune del ramo gonzaghesco. Toccante, nel film, è la lettura finale dei versi di Cesare Pavese, dedicati al "Paese", che ben si addicono alla dimensione novellarese.
Nel film una scena è girata all'ingresso della Rocca, chiamata anche, nel '500, "Gagliarda Fortezza", con le decorazioni interne di Lelio Orsi, oggi sede del teatro, della biblioteca, dell'archivio storico e del municipio, e angolo su Piazzale Marconi.