Bruno Rovesti
Bruno Rovesti, pittore naïf, nasce a Gualtieri nel 1907. Nei suoi quadri racconta il Po, la Bassa e i suoi personaggi.
Scoperta la sua vocazione verso la fine degli anni Quaranta, precedentamente concentra la sua vita sul servizio militare: scartato alla leva obbligatoria nel periodo bellico, si arruola volontario in diverse guerre - Spagna, Albania, Grecia, Jugoslavia.
Come racconta la moglie del figlio Natalino, Rovesti inizia tardi a dedicarsi alla pittura, - verso i trentasette anni, mentre ricoverato a Castelnovo Monti perché affetto da TBC -, e ciò per una singolare circostanza: durante una passeggiata trova 50 lire. Torna sui suoi passi, chiedendo ripetutamente chi le avesse smarrite. Non avendo ottenuto risposta, spende quei soldi per l’acquisto di colori, pennelli e cartoni, iniziando così a dipingere i suoi primi quadri. Da allora nasce una profonda e totalizzante passione: la moglie Vittorina era disperata perché non sapeva più come provvedere al mantenimento di tre figli piccoli mentre lui spendeva i soldi, anche quelli del sussidio, per colori e pennelli. In quegli anni, di conseguenza, Vittorina prende servizio presso la madre del pittore e scultore Marino Mazzacurati, la quale la invita a portare qualche suo quadro, promettendo di mostrarli al figlio. Questi rimase affascinato, e organizza subito a Rovesti una mostra personale nella capitale.
Dal 1948 è presente nelle più importanti manifestazioni d'arte naïf nazionali e internazionali, con 80 mostre personali, lasciando a oggi opere in collezioni pubbliche e private, italiane e straniere. Espone nelle grandi capitali d'arte italiane - Roma, Verona, Ferrara, Milano, Firenze - ed estere - Parigi, Bratislava, Atene, Monaco di Baviera, Zagabria -, vincendo anche numerosi premi, tra i quali: Premio Suzzara (1949; 1950; 1959), Reggio Emilia (1953), VII e IX Quadriennale nazionale d'arte di Roma (1955; 1965), Bratislava (1966) I Biennale d'arte naïve di Roma (1975).
Nonostante la fama crescente e le pressanti richieste degli estimatori, Rovesti resta però sempre fedele alle sue opere, rifiutandosi ostinatamente di venderle: uniche eccezioni quelle poche creazioni concesse per guadagnare quanto necessario per vivere e costruirsi una casa.
Inevitabilmente, in quegli anni si inizia a immaginare anche la presunta rivalità con il concittadino Antonio Ligabue: spesso li si considerava avversari nel settore, cercando di infastidire Rovesti sostenendo la superiorità dell’altro. In realtà, Rovesti vi si sentiva vicino e lo rispettava, forse perché isolato, incompreso e solitario come lui: era l’unico che riconoscesse suo pari, e occasionalmente condividevano un pasto o materiali.
Dal carattere rissoso e le decisioni illogiche, Rovesti era però considerato con amore e rispetto da chi gli viveva accanto, e nutriva uno speciale legame soprattutto con la nipote Rossana, che lo ricorda in alcune interviste come un nonno devoto.
Rovesti muore a Gualtieri nel 1987. Oggi, nella sua città natale, la famiglia Rovesti apre le sue porte in una Casa Museo dedicata all’artista, in uno spazio ricco di opere d’arte ancora vissuto dai suoi cari.